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SPETIALE

Nel Medioevo, la figura dello Speziale era tenuta in gran privilegio, in quanto egli era lo unico intermediario tra la scienza medica e la clientela. Alla sua bottega si rivolgevano sia gli appartenenti alle classi sociali piu' umili, sia i membri della borghesia e della aristocrazia per acquistare i medicinali o le spezie, ingredienti indispensabili della cucina raffinata. Lo Speziale poteva coltivare e raccogliere da se gli ingredienti base per la preparazione dei medicinali, interessandosi cosi' alle molteplici operazioni di lavorazione, come la essiccazione delle erbe officinali, la triturazione, la distillazione e la decantazione dei succhi estratti. La spezieria era di solito composta da due o piu' ambienti. Il primo era composto da un bancone, con sopra bilancia e libri contabili e dalle varie scaffalature su cui venivano posti i vasi contenenti le erbe essiccate. Nel retrobottega si trovava il laboratorio con le stufe, i fornelli, i treppiedi, vari tipi di caldaie per i medicinali e gli sciroppi. Il corredo delle attrezzature era completato dal preziosissimo manuale per la corretta esecuzione nella preparazione dei medicinali, ossia del RICETTARIO. Questo si offre agli occhi del moderno viandante.

STATIONARIO

L Arte libraria e' il termine con il quale si indica il lavoro di chi si prende cura del libro destinato al lettore: essa comprende sia la opera dei librai che ne coltivavano la diffusione ed il commercio che quella di scribi e copisti che oggi verrebbero definiti tipografi. Del guadagno derivante dalla copiatura delle opere, una parte spettava ai proprietari di esse, che per un certo prezzo le prestavano ai copisti. Tale prestito si faceva a mezzo di una specie di sensali detti "stationarii" (nome derivato da "statio" cioe' la bottega presso cui si vendevano i libri nella Roma antica), fino a che il termine non venne usato correntemente per designare i librai veri e propri.

Per le scritture si usavano il calamo o canna di giunco e piu' tardi la penna di volatile, spesso la oca. Inoltre nella "theca calamaria", spesso di bronzo, venivano conservati anche altri strumenti: il coltello ("cultrum") per temperare il calamo, la riga ("regula"), il rasoio ("rasorium") per raschiare e tagliare la pergamena, il punteruolo ("punctorium") o il piombo ("pumblum") per tracciare righe e margini. Il pennello ("pennicillus") fu usato essenzialmente per le miniature e le grandi iniziali, inoltre il compasso ("circinus") che segnava la uguale distanza fra le righe, con forellini ai lati della pagina, completava la attrezzatura del copista. Per cancellare si usava la mollica del pane, togliendone i residui con la bambagia o il "piede di lepre". Quindi il "corredo" comprendeva: i filtri di tessuto ("colatoria") per separare i colori da soluzioni depuranti; il filtro conico per la colatura ("lingua canis"); mortai e pestelli per la macinazione di colori minerali e misture particolari in marmo, di lapislazzoli, diaspri e altre pietre dure in bronzo e di metalli preziosi in piccoli mortai di oro; assicelle di legno, leggii, scrittoi, pezzuole, completavano il laboratorio del miniatore. La legatura del libro avveniva cucendo tra loro i fascicoli e fissandoli alle assi di copertura. Quindi la legatura era rivestita in modi differenti: in stoffa per i manoscritti pił correnti o la pelle decorata o con decorazioni in oro e pietre preziose per i libri piu' lussuosi. Chiodi e angoli di metallo proteggevano i piatti dei libri, che si posavano orizzontali sugli scaffali, per cui i titoli erano scritti sul dorso nello stesso senso o su una etichetta applicata ad un piatto. Nel sec. XIV si usarono legature decorate direttamente sul cuoio, con motivi ornamentali incisi su cuoio a secco a mezzo di ferri o puntoni oppure con motivi ornamentali in rilievo.

 

 

 

 

Aggiornato il: 04 aprile 2006